25/09/2026, Pierfrancesco Frerè
ELEZIONI 2027 E GUERRA IBRIDA:
PUTIN E’ IL CANDIDATO OCCULTO
L’Italia è già oggetto della guerra ibrida di cui attualmente si denuncia il pericolo: e non si tratta di droni. Basta spiegarla con un esempio molto semplice: alle prossime elezioni politiche (che si terranno con ogni probabilità in primavera) ci sarà un candidato occulto, Vladimir Putin.
Per il dittatore russo parteggiano infatti apertamente Conte, Salvini, Vannacci, una buona parte del Pd (vedi le parole della segretaria dei giovani dem), tutta la sinistra postcomunista (Avs e compagnia). Il Cremlino lavora da tempo per questo risultato: ampliare la fascia di simpatizzanti del regime. Il ragionamento dei suppoerter italiani è che la Russia non aggredirà militarmente l’Europa e rientrare nella sua sfera di influenza è sempre meglio che dover sottostare alla burocrazia di Bruxelles e soprattutto all’America di Trump.
Si tratta di posizioni radicali che non emergono ancora con questa nettezza, ma che mettono comunque in difficoltà il campo largo e anche il centrodestra. Ma mentre Giorgia Meloni non accetterà mai le posizioni leghiste (il Carroccio per il momento sfuma la sua linea filorussa) e appare intenzionata a non fare accordi con Futuro Nazionale, Elly Schlein è perlomeno ambigua sulla linea da assumere sulla guerra in Ucraina.
Ne deriva che alle prossime politiche vedremo protagoniste quattro aree politiche. Nel centrodestra Fratelli d’Italia e Forza Italia da una parte, Lega e Futuro Nazionale dall’altra; nel centrosinistra Pd e cespugli riformisti contro 5 Stelle e Avs. Con un grande convitato di pietra: Putin.
A ben vedere i “dissidenti” dei due poli (Salvini e Vannacci, Conte e Fratoianni) hanno questo importante punto di convergenza: il filoputinismo. Del resto Conte e Salvini sono già stati al governo insieme (l’ex premier accolse addirittura una missione militare mai chiarita dei russi in Italia all’epoca del Covid) e il finto pacifismo della sinistra propone in sostanza la resa dell’Ucraina alla Russia, con una malcelata forma di comprensione per le ragioni del Cremlino.
Tutto ciò, anche alla luce della nuova legge elettorale, complica molto le cose: tanto per cominciare non consentirà ai due schieramenti una piattaforma programmatica chiara e univoca. In altre parole comporterà l’irruzione nella campagna elettorale della tanto temuta guerra ibrida, esattamente come le guerre che si stanno svolgendo alle porte dell’Europa. Non a caso Giorgia Meloni ha disertato l’assemblea generale dell’Onu, spedendo in sua vece il ministro degli Esteri: forse anche per non incontrare Donald Trump con il quale il gelo permane. Ma per un evento così importante, si tratta di un’assenza che peserà.
Però il problema più grosso riguarda la sua aspirante competitor, Elly Schlein, che finora non è riuscita a circoscrivere le incursioni di Giuseppe Conte né a disinnescarne il potenziale esplosivo: il leader del M5S sembra scommettere sulla sconfitta di Kiev e sta giocando una partita spregiudicata, pronto a rivedere le sue posizioni (come ha già fatto in passato) a condizione di tornare alla guida del governo.
In questo momento il centrosinistra sembra in lieve vantaggio di consensi soprattutto se il centrodestra confermerà di non volersi alleare con Vannacci. Ma attenzione: i sondaggi sono sempre sondaggi e non è detto che un movimento ancora privo di reale base elettorale e di strutture sedimentate sul territorio possa davvero raccogliere tutti i voti dei quali viene accreditato. Più facile immaginarne un ridimensionamento, soprattutto se Lega e Forza Italia sapranno proporre agli elettori un reale rinnovamento interno. Per la Meloni è poi molto più insidioso se a sinistra dovesse prendere corpo un ticket alternativo: come abbiamo scritto, attenzione alla candidatura di Roberto Gualtieri che dovrebbe comportare poi quella di Pierferdinando Casini al Quirinale. Una manovra sotterranea in atto da qualche mese e che ha in Renzi uno sponsor di spessore.

