19/10/2026, Pierfrancesco Frerè
LA GUERRA IBRIDA DIETRO I MOTI DI PIAZZA?
LE DOMANDE CHE NESSUNO SI PONE
C’è uno slogan semplice, come scrive il Corriere della Sera, alla base dei veri e propri moti di piazza dei giovanissimi, in Italia ma anche in Francia e domani in Spagna e Germania: “Spaccare è protestare contro uno Stato che non ci vede”.
Uno slogan facilmente manipolabile per generazioni agnostiche e furiose, dietro il quale non è difficile ipotizzare il ruolo della guerra ibrida ormai chiaramente dichiarata dalla Russia all’Europa in vista della nuova Yalta, il vertice che si terrà a breve tra Trump, Putin e Xi per spartire il mondo nelle nuove sfere di influenza.
Si tratta di proteste difficili da gestire (certo non solo con la polizia in piazza), una sfida nuova che fa perno su alcuni elementi.
Il primo è il fallimento dei genitori del ‘68 (che ancora oggi viene celebrato da una certa inconsapevole sinistra): la famosa contestazione studentesca di Marcuse e un modello di famiglia fallimentare, quello della libertà assoluta e della rimozione dei valori classici. Un problema che non riguarda solo la sinistra ma anche la destra: dicono che all’Occidente servano i migranti per fare i lavori che i giovani europei non vogliono più fare. Con il risultato che i nostri giovani pretendono di fare gli influencer e i comunicatori, trasformando gli immigrati nei nuovi schiavi della società.
Giovani poveri che non possono formare una famiglia, trovare una casa in affitto perché ai padri degli influencer non gli basta mai, di case ne vogliono dieci, di box venti, di barche almeno un paio, più un certo numero di Ferrari, Lamborghini e Porsche. Ai nuovi schiavi, una mancia: e facciano i camerieri, gli operai, i muratori, i domestici e quant’altro.
Poi c’è il problema che l’Europa come entità sovrastatale non esiste e dunque è priva di una politica comune: un grande statista, il generale Charles De Gaulle, aveva intuito per tempo tutti i limiti che avrebbe avuto una costruzione europea che non può essere basata solo sul fattore economico della moneta unica e che stenta da sempre a parlare un linguaggio sovranazionale.
In questo scenario la Russia, che certo non ha il problema dei moti di piazza a differenza di Ue e Usa, trova nella guerra ibrida, nei suoi hacker e nella sua occulta cyberguerra (vedi anche i blocchi delle reti ferroviarie e degli aeroporti), un terreno ideale per colpire gli Stati europei praticamente a costo zero (posto che la nostra intelligence non ha la possibilità di replicare allo stesso livello).
Ciò forse spiega anche perché i principali politici filorussi italiani, da Giuseppe Conte a Matteo Salvini e Roberto Vannacci, insistano per trovare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina, in pratica una mezza resa con la totale cessione del Donbass alla Russia, nuove elezioni per un governo ucraino più morbido e insomma la nascita di uno Stato cuscinetto magari assicurato dal Vaticano. Si tratto però di convincere gli ucraini che non sono morbidi, ma cosacchi…

